Mai tanta pioggia (a Modena) dal 1901

dunque, ennesimo record, ennesimo evento estremo, ennesima anomalia di questo bizzaro, meteoclimaticamente e non solo, 2010. Per i dettagli, riporto qui sotto il comunicato stampa dell’Università di Modena e Reggio Emilia, nel preambolo però aggiungo alcune notizie e curiosità prese qua e là dalla rete sulle bizzarie che stiamo vivendo. Comincio dalla frase storica, riportata nel canale Twitter di John Cook di Skeptical Science:

Saying snow disproves global warming is like saying birds disprove gravity

affermare che la neve confuta il global warming è come dire che gli uccelli confutano la forza di gravità!

Poi, mentre l’Europa è nella morsa del gelo, Mosca vive un inconsueto gelicidio e disgelo a causa dell’aria calda: aeroporto nel caos e black out con i passeggeri infuriati, a riprova che quando il tempo dice davvero non possiamo pretendere di muoverci alla stessa velocità di quando le condizioni sono buone. C’è anche un video “pesissimo”, così l’ha definito un amico meteofilo, sul gelicidio di Mosca. chiaro che, come da tempo sostengo, lo squilibrio dei ghiacci artici che sono al minimo storico non può non avere conseguenze sulla circolazione generale atmosferica, lascio lavorare su questo gli addetti ai lavori, e infatti qualcosa inizia a emergere.

Sarà sempre così? non credo, prima o poi, per opposto, ci troveremo inaspettatamente inverni caldi o eventi a sorpresa, ma non dimentichiamoci mai la differenza fra tempo e clima.

Ora, comunque, ecco il comunicato stampa di Unimore con i preziosi dati dell’osservatorio:

COMUNICATO STAMPA

Modena registra il 2010 come l’anno più piovoso dal 1901. Secondo i dati dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, sono caduti 921 mm di acqua ed  i giorni piovosi sono stati 129, oltre un giorno su tre. Il tempo negli ultimi giorni del 2010 rimarrà stabile, con temperature basse, minime fra -2 e -5°C e massime sui +3, +5° C, ma sostanzialmente in linea o poco sotto le medie stagionali e non dovrebbero, nelle nostre zone, verificarsi altre precipitazioni.

Mancano ancora alcuni giorni al termine del 2010 ma già, grazie alla lunga serie meteo-climatica ed alla continuità delle misure dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia,  i meteorologi modenesi definiscono il 2010, per la città della Ghirlandina, l’anno più piovoso dal 1901.

Si vanno così ad arricchire le statistiche degli “eventi estremi a ripetizione”, così li definisce il metereologo Luca Lombroso dell’Osservatorio Geofisico Universitario, che si verificano in questo periodo caratterizzato da evidenti cambiamenti climatici.

Il 2010, infatti, risulta, per Modena, l’anno più piovoso dal 1901: dall’inizio dell’anno il pluviometro, posto presso il torrione di Palazzo Ducale, in funzione ininterrotta, naturalmente con i dovuti aggiornamenti tecnologici, dal 1830, ha raccolto la bellezza di 921 mm di pioggia (o neve fusa), oltre 300 mm sopra al riferimento climatico del 1971-2000 che è di 617.2 mm e superando anche alcuni anni piovosi recenti come il 2005 (882.5 mm) e il 2000 (916.7), nonché i 911.1 mm del 1972. Per trovare un anno più piovoso bisogna risalire appunto al 1901 quando le precipitazioni totali assommarono a 1017.2 mm. Per i curiosi delle statistiche, l’anno modenese più piovoso fu il 1839 con 1153.3 mm mentre nel complesso sono solo 9 gli anni più piovosi del 2010, tutti, ad eccezione del 1901, avvenuti nel XIX secolo. Peraltro, notevole anche il numero di giorni piovosi misurabili, 129, oltre un giorno su tre del 2010, nel 2000 furono più di 137.

Mancano alcuni giorni a fine anno e può venire il dubbio che questo dato possa essere ritoccato: le previsioni però indicano, finalmente, tempo stabile negli ultimi giorni del 2010, con temperature basse, minime fra -2 e -5°C e massime sui +3, +5° C, ma sostanzialmente in linea o poco sotto le medie stagionali e non dovrebbero, nelle nostre zone, verificarsi altre precipitazioni. Al più, dovremo fare i conti con la nebbia che, nel caso, risulterà di tipo brinoso e porterà al deposito di galaverna, mentre, qualche velatura a parte, per la gioia degli sciatori splenderà il sole in montagna.

Come commentare questo evento estremo? – afferma Luca Lombroso dell’ dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – Sono ormai venti anni che, personalmente e in osservatorio, parliamo, annunciamo e commentiamo <eventi estremi>: a questo punto, è ovvio, non possiamo parlare più di eventi straordinari, eccezionali e forse neanche anomali. Stiamo vivendo una vera e propria accelerazione dei cambiamenti climatici che ci espone sempre di più a questi fenomeni e a vere e proprie sorprese a seguito dello squilibrio indotto da mari caldi, mancanza di ghiaccio polare, deforestazione, ed ovviamente riscaldamento globale, incluse, forse e per assurdo, le ondate di freddo, ma non mi addentro in questo campo che lascio agli addetti ai lavori.

Di recente, Luca Lombroso, ha partecipato alla 16° conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, a Cancun nel corso della quale è stato trovato un importante accordo, anche se con scarsi obblighi vincolanti, sui temi di mitigazione, adattamento, finanziamenti e trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo.

I risultati sono andati oltre le attese, – conclude Luca Lombroso –  tutti gli Stati hanno riconosciuto, incluso i produttori di petrolio, l’inequivocabilità del global warming e la sua causa umana, nonché la necessità di forti riduzioni delle emissioni di gas serra. E’ stata riconosciuta anche l’importanza della ricerca e delle osservazioni climatiche, incluso il valore scientifico delle lunghe serie storiche meteo climatiche, incitando al loro recupero ed alla loro valorizzazione. Spero, ovviamente, che ciò sia di buon auspicio e sia colto dalla nostra città anche per quanto riguarda l’Osservatorio Geofisico della nostra Università”.

Modena, 27 dicembre 2010

L’ufficio stampa

Annunci

Alluvione bis di Natale

per il secondo anno consecutivo siamo alle prese con il rischio fiumi per Natale. L’estremizzazione del clima è sotto i nostri occhi. La neve non è sparita, la neve, per nostra fortuna, esiste ancora, ma per nostra sfortuna ci coglie più impreparati del passato per la fragilità della nostra società e ci crea ancor più problemi: come arriva repentina altrettanto in fretta se ne va, e questo, in questi termini e modi, non è normale. Precipitazioni eccezionali o straordinarie? No, ormai non più. Ha poco senso anche parlare di “allerta” o “allarme”: le previsioni ancora una volta sono state perfette, ma dato che gli allerta regionali sono ormai a 130, uno ogni 3 giorni, significa che c’è qualcosa che non va sia nel clima che nel sistema di prevenzione. Ad ogni evento, si allerta: perchè? Perchè gli eventi sono più intensi, ma perchè abbiamo bisogno ormai che qualcuno ci dica “attento, piove, prendi l’ombrello” e del resto guartali bene, gli allerta (http://www.protezionecivile.emilia-romagna.it/ultimiavvisi) : una pagina intera di indirizzi, qualche riga di previsione, non bastassero le provincie e i comuni il territorio è diviso in incomprensibili, per il pubblico, zone A, B, C, ecc, e una pagina di citazione di decreti e raccomandazioni per addetti ai lavori ma incomprensibili per il pubblico.

sono piogge abbondanti, un tempo poco frequenti ed ora la normalità come ormai è la normalità la repentina fusione della neve. E’ solo l’inizio di quanto ci aspetta in futuro: una vera e propria era delle tempeste con fenomeni anche a sorpresa a cui non siamo abituati. ecco comunque qualche dato: soli 15-20 mm nelle ultime 72 ore a Modena città, normalissime piogge, ma oltre 100 nel bacino del Secchia a cui si è sommata la fusione della neve. Consoliamoci anche con le previsioni: ancora un po’ di pioggia ma poi fra Natale e Santo Stefano ci salverà ancora una volta la neve, almeno fino alla prossima sciroccata, che per fortuna non è nelle previsioni, anzi si vede finalmente un anticiclone all’orizzonte di fine anno. Niente bianco Natale a Modena, ormai è quasi certo, che aspettiamo ancora dal 1963 ma forse bianco Santo Stefano: e guai a chi si lamenta del primo fiocchio, tutti a far pupazzi!

Le alluvioni, le piene dei fiumi Appenninici non sono una novità: la pianura padana del resto è anche una pianura alluvionale, il sedimento porta nutrimento ai campi. La novità sta nel fatto che le piene arrivano in pieno inverno e questo a quanto mi risulta era molto raro in passato. L’altra novità sta nel fatto che i fiumi nel loro cammino incontrano sempre più opere dell’uomo da distruggere o quanto meno danneggiare. I fiumi insomma non fanno altro che il loro mestiere: scorrere, portare l’acqua al mare e i materiali che poi vanno lentamente a formare le spiaggie di cui poi ci lamentiamo dell’erosione. E’ sicuramente necessario intervenire per migliorare le difese, insomma “adattarci” al clima che cambia, in quanto ormai è una realtà, ma è anche necessario mitigare l’effetto futuro dei cambiamenti climatici perchè altrimenti argini e dighe un giorno non basteranno più di nuovo. Non a caso il documento principale della COP 16 è il “Cancun adaptation framework”, accordo quadro sull’adattamento di Cancun. Tutti hanno riconosciuto, stavolta, l’urgenza e la presenza del global warming, anche i paesi produttori di petrolio, i quali stanno peraltro investendo in fonti rinnovabili. Vedo con piacere che anche l’Appennino inizia a investire sulle rinnovabili, ma non basta: occorre che tutti ci uniamo contro questo nemico comune, coinvolgere la società civile ma anche il settore privato come ha detto Nicholas Stern, autore del noto ononimo rapporto. Occorre una vera e propria nuova rivoluzione industriale, ma anche, aggiungo io, culturale. Non si esce dalla crisi costruendo nuove strade, nuove grandi opere, parcheggi, ma investendo sulla difesa del territorio e su un futuro sostenibile e di pace per tutti.in questo, lasciatemelo dire, un’opera inutile e dispendiosa come la Modena-Sassuolo è ancor più che uno scempio ambientale un’assurdità, uno spreco e un diversivo dai veri motivi della crisi, fra cui vi sono anche le esternalità ambientali coi loro costi (il facile guadagno del passato viene pagato dalla collettività, da altri popoli e da altre generazioni), scarsità di risorse e primi cenni del picco del petrolio, con conseguente aumento dei prezzi energetici: nessuno per esempio fa presente che il petrolio, base e motore della nostra “civiltà” industriale, dal 1999 a oggi è aumentato di oltre il 500%, altro che manovra economica e finanziaria!

L’ho usata lo scorso anno e riprendo questa frase che è in qualche modo da incorniciare:

se si vuole veramente la ripresa economica, se si vogliono determinare nuove possibilità di occupazione, se si vuole avere garanzia per l’aumento della produttività e quindi del reddito nazionale e il benessere delle popolazioni, le scelte da farsi in primo luogo sono quelle della difesa da così vaste ondate di piena dei fiumi e non la televisione a colori o le autostrade”

Domenico Pietri, Sindaco di Campogalliano,

nel 1972 dopo una grande piena del Secchia.

Bianco Natale,sara la volta buona?

Modena aspetta un “bianco natale” dal 1963 allora
caddero,il 25 dicembre 1963 appunto, 13 cm di neve. nella lunga
serie dell’osservatorio geofisico risulta che solo 7 volte dal 1830
a oggi è nevicato con neve misurabile al suolo nella nostra città a
Natale, con un massimo di 32 cm nel Natale 1870. In altre 5
occasioni i fiocchi non lasciarono traccia al suolo, per
complessive 13 comparse di neve natalizia dal 1830 a oggi, vedi
http://www.ossgeo.unimore.it/bianconatale.html per ulteriori
dettagli o il libro l osservatorio di modena: 180 anni di misure
meteoclimatiche Il bianco natale dunque è più raro di quanto
tradizione voglia. Ma sara la volta buona, quest’ anno? Qualche
chance di neve il giorno di Natale c’e, ma solo verso sera e con
condizioni al limite e incerte mentre maggiori speranze di neve ci
sono per il giorno di S.Stefano quando la depressione “Scarlett”
verra riattivata da aria fredda polare e potrebbe trasformarsi in
una vera depressione tirrenica nevosa Prima pero L’insistenza della
depressione Medirranea causerà ancora maltempo persistente, con
dominio però di aria mite fino la mattina di Natale e piogge anche
piuttosto abbondanti in montagna, con le consuete conseguenze
idrogeologiche dovute al mix fra estremizzazione degli eventi
meteoclimatici e dissesto del territorio. Si va pero ancora una
volta da un estremo all’altro in quanto il giorno di natale cambia
aria e la precipitazione diventa neve in appennino, un bianco
natale dunque si avrà molto provabilmente nei centri montani come
sestola e pievepelago e dal pomeriggio anche in collina, a Pavullo
e dintorni. Possibili fiocchi in serata attorno a Sassuolo e neve
possibili per tutto il giorno di S.Stefano che potrebbe essere
decisamente bianco sia a Modena che a Reggio Emilia e più in genere
in larga parte della regione Per ora l’evento è ancora incerto, per
cui non mi sento di azzardare quanta neve cadrà: aspetto, per una
volta, una sorpresa da babbo natale! Luca Lombroso

L’era delle tempeste

Oggi la situazione è deprimente, come preannunciato ancora una volta dopo un periodo freddo e nevoso le correnti sono girate e non solo non fa più freddo ma le temperatura in quota sono salite a valori tali da portare i bianchi fiocchi a malapena sul cocuzzo delle cime più alte, e aumenteranno ancora fino alla Vigilia di Natale. Al sud, per assurdo, temperature balneari a causa dello sciricco: 19°C stamane a Palermo e al pomeriggio si potrebbe perfino mettere il piedino in acqua.

La depressione insisterà e diventerà una vera e propria depressione tirrenica molto piovosa, acqua a catinelle e possibili problemi idrogeologici, poi come per incanto Babbo Natale prova a portare la neve fra la notte di Natale e Santo Stefano, in modalità da definire, dipende insomma se siamo buoni, altrimenti carbone.

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Scherzi a parte, che sta succedendo? clima impazzito? Dove è finito il global warming? C’è chi dice sta iniziando l’era glaciale. Nulla di tutto questo, oggi voglio però dedicarci qualche riga dato che onestamente devo ammettere che la situazione, più che sorprendermi, mi stupisce. D’altronde il nostro pianeta è fuori equilibrio: l’anno meteorologico (dicembre-novembre) si è chiuso come il più caldo da quando esistono i rilievi a livello planetario, e 19° più caldo in Italia: il global warming insomma non si è affatto fermato. Poi, al Polo Nord i ghiacci sono ai minimi storici con un deficit di circa 2 milioni di km2, più che Italia, Francia, Spagna e Portogallo messe assieme! Non ho quasi  dubbio   che tutto questo ed in particolare lo squilibrio dei ghiacci artici NON può non avere ripercussioni sulla circolazione generale dell’atmosfera, come naturalmente è tutto da dimostrare e approfondire ma c’è chi ci lavora sopra. Non vi tedio con articoli scientifici complicati, ma se masticate un po’ di inglese leggete invece   questo articolo del giornalista Giorge Monbiot sul Guardian: That snow outside is what global warming looks like. Mentre in Europa le temperature sono fra 0.5 e 5°C sotto le medie, Canade e Siberia segnano anomalie positive anche di 10°C o più.  Peraltro, da altri lavori sembra che, a parità di condizioni e circolazione atmosferica, in   situazioni come quelle di questi giorni in passato le temperature furono ancor più basse (Winter 2010 in Europe: A cold extreme in a warming climate
J. Cattiaux et a, Geoph.Reas.Letter vol.37).

Personalmente, parere personale, penso da tempo che le nevicate calano ma quando nevica, nevica più forte. Insomma, eventi estremi nevosi: niente neve, o troppa neve,  e del resto la situazione dello scorso inverno, con grandi nevicate, gelo, poi alluvione per Natale nel Modenese, con le casse dei comuni che piangono per le troppe spese per la neve ma nello stesso tempo bilanci mediocri per le stazioni da sci Appenniniche a causa della mancanza di neve natalizia dimostrano che il nostro sistema è fuori equilibrio non solo climaticamente.

A Cancun come ho detto credo sia stato fatto un buon passo avanti, ciò nonostante, ribadisco che pensare di tagliare le emissioni dell’80% è irrealistico. Dobbiamo comunque mitigare le emissioni, in ciò riprendendo Cancun si sono ottenuti buoni risultati sul fronte foreste con i REDD , pur fra luci ombre e dubbi. Ma dovremo anche adattarci e del resto l’accordo principale prevede un “Cancun Adaptation Framework”.

Non c’è dubbio infatti, e prendo a prestito titolo e contenuti del libro del grande climatologo James Hansen, che è già iniziata l’era delle TEMPESTE!

Non esiste buono o cattivo tempo

Secondo i rilievi eseguiti personalmente e volontariamente da Salvatore Quattrocchi e che verranno gentilmente messi a dispozione dell’Osservatorio Geofisico, la nevicata di venerdì 17 dicembre assomma, a Modena città, a 8 cm. L’ennesima di un anno decisamente nevoso, ma una nevicata di per se di consistenza abbastanza modesta, tuttavia perfida in quanto avvenuta proprio all’ora di punta del venerdì sera e sotto Natale, con temperature sotto zero, di -2,-3°C circa, con neve farinosa tipica da alta montagna che quasi volava via ma che, compressa al suolo, formava una tenace crosta di ghiaccio per la quale poco potevano fare le più moderne tecnologie delle automobili, gomme da neve, sale, mezzi meccanici ecc. Quasi un bis della “tormenta di Santa Lucia 2010” anche le temperature di stamane: -4.3°C in Osservatorio e -10.7°C al Campus universitario di ingegneria, valori ragguardevoli ma meno gelidi di quanto avvenne lo scorso anno proprio di questi giorni (-8.6°C il 21/12/2010 in Osservatorio).

Che giudizio dare dunque all’evento? Di per se, oggi una nevicata non è, se non raramente, un fenomeno particolarmente rischioso. Non ha molto sento parlare di “allarme neve”, peraltro nella nostra regione dall’inizio dell’anno sono stati diramati, dalla Protezione Civile, ben 127 allertamenti e gridare troppe volte “al lupo” poi fa abbassare la guardia quando il lupo arriva davvero.

Il problema è il mix fra la nevicata e il nostro frenetico modello di sviluppo: siamo noi che dobbiamo adeguarci ai tempi e ritmi della natura e non viceversa, sapendo per esempio rinunciare a una cena al ristorante, alla discoteca, alla palestra, al beauty center, allo shopping, tutte cose che possiamo tranquillamente rimandare. Ma d’altra parte i problemi sarebbero più contenuti e la gente rinuncerebbe più volentieri se a queste comodità non vi fossimo stati abituati da scelte politiche come quartieri dormitorio, servizi e attività decentralizzate, vere e proprie “calamite del traffico” come cinema multisala e centri commerciali, strade e tangenziali piene di svincoli, sottopassi, calvalcavia rotatorie che in occasione di nevicate le trasformano quasi in passi dolomitici.

Non esiste buono o cattivo tempo ma buono o cattivo equipaggiamento, ma anche la tecnologia, gomme da neve, sale, mezzi antineve ecc hanno dei limiti che noi non accettiamo ma che esistono se non altro perchè proprio in un pianeta limitato viviamo. Non possiamo dunque pretendere, anche per ragioni di sicurezza, di viaggiare in auto, treno e aereo agli stessi ritmi di quando c’è bel tempo.

Ed in ogni caso, consoliamoci col fatto che freddo e neve avranno breve durata anche stavolta: la prossima settimana cambia letteralmente aria, ancora una volta dalle gelide correnti artiche passiamo al mite scirocco africano. A meno di tenerne un po’ per ricordo in freezer, di questa neve, a Natale, non vi sarà probabilmente più traccia.

COP 16 Cancun: riflessioni a ruota libera


Prima di ripartire dall’ospitale Messico e dopo essermi concesso un paio di giorni “free” per visitare le spiagge di Isla Mujeres e le rovine Maya di Chichen Itza, voglio condividere brevemente le mie inpressioni su come sono andate le cose qui a Cancun. Una volta di più, vivere un evento è molto diverso che leggerlo sui giornali. Partecipare a una COP come observer, “osservatore” è una vera esperienza di vita che mette a contatto con il mondo intero, ma proprio tutto, con gente proveniente da paesi che nemmeno sappiamo dove siano sulla carta geografica ma sono qui coi loro problemi. I side event, eventi e seminari tecnici, scientifici e politici sono sempre interessanti e di alto livello, anche se quest’anno la logistica su due location, il Cancun Messe per side event ed esposizione e il Moon Palace resort per i negoziati, non facilitava seguire sia negoziati che side event. Scelta comunque per altri versi azzeccata che ha evitato i problemi di Copenhagen.

Fra i side event ho seguito per cominciare ho seguito “High Level Conference of Sir Nicholas Stern and Presentation of the Advances of the study: “Economic Growth and Low Carbon for the Mexican Economy” dove Nicholas Stern ha parlato del rischio anche economico dei cambiamenti climatici e sottolineato la necessità di una “rivoluzione verde” per fermarsi poi a chiaccherare e fotografarsi cordialmente con tutti. Persona molto gentile peraltro.

Fra gli altri che ho seguito “Bearers of future responsibility: engaging children and youth in building climate change resilience” organizzato da Save The Children e con la presenza di Yvo de Boer dove si è data voce ad alcuni piccoli ambasciatori UNICEF vittime di cambiamenti climatici: ragazze/i e bimbi di Honduras, Belize, Indonesia, Haiti ecc vittime loro stessi dei cambiamenti climatici come la ragazzina di Haiti di 17 anni che ha già subito nella sua vita 14 uragani. Altro ne scriverò, con calma, nelle prossime settimane.

E veniamo ai negoziati: in gran parte a porte chiuse agli osservatori ma con trasparenza la Presidente della COP Patricia Espinosa ha esposto lo stato delle trattative in incontri dove ci hanno “messo la faccia” e si sono esposti al fuoco di fila di domande il Presidente del Messico stesso ed altri ministri o presidenti di Stati, quasi sempre di PVS, paesi in via di sviluppo: Honduras, Palau, Granada, Etiopia, Unione Africana, lo stesso Nicholas Stern che hanno ribadito la necessità di coinvilgere società civile ed anche il mondo privato e annunciato l’obiettivo del “pacchetto bilanciato di decisioni”: poco presenti se non assenti invece i leader dei paesi industrializzati.

Si arriva così fra una bozza e l’altra (una con una opzione, poi cassata, sui 350 ppm di massima CO2 in atmosfera) di documento alla plenaria finale: il prolungamento di Kyoto era ormai chiaro che era compromesso ma si lavorava invece sodo sul LCA , l’azione a lungo termine e del resto da vari side event emergeva come non è tanto importante quando raggiungere il picco delle emissioni da qui al 2020 (che, per inciso, ci sarà lo stesso causa picco del petrolio) ma quanto in seguito diminuiranno le emissioni.

Compare anche un fantaclimatica bozza delle Bolivia dopo il vulcanico intervento di Evo Morales: taglio delle emissioni a zero assoluto da qui al 2040, limite massimo di riscaldamento 1°C e di 300 ppm di CO2, tribunale di giustizia climatica ed altre cose ancora: naturale che non passerà ma è il segnale di come poi la Bolivia ci farà fare le ore piccole. Del resto con un documento come quello della Bolivia forse non avrebbero neppure potuto alzarsi in volo gli aerei per il nostro ritorno, per ridurre così tanto le emissioni.

Ed infatti si sono fatte le ore piccole in plenaria e anche io le ho fatte, terminando di approvare i vari documenti alle 7 del mattino, e pensate che tanti sono stati li, anche molti giovani, non per una festa di Capodanno o per far baracca in discoteca ma per seguire e applaudire i lavori delle Nazioni Unite.

Cosa ne è uscito? Intanto, prima ancora dei documenti più importanti, uno secondario ma non meno importante su “ricerca e osservazioni climatiche” dove fra le altre cose l’UNFCCC riconosce l’importanza delle osservazioni storiche. Il documento principale del pacchetto del Cancun Accord sul lungo termine invece è un “Cancun adaptation framework”, dove nel preambolo nella visione condivisa dei cambiamenti climatici si riconosce da parte di tutti i paesi l’inequivocabilità del global warming, la necessità di stopparlo entro 2°C e di valutare lo stop a 1.5°C nonché l’inequivocabilità di innalzamento del livello del mare, acidificazione oceani, perdita biodiversità, desertificazione, ritiro ghiacciai ecc: insomma l’AR4 IPCC è stato fatto proprio e riconosciuto da tutti gli Stati, anche quelli produttori di petrolio che anzi in plenaria con il Kuwait hanno citato il loro Profeta dicendo che anche se l’accordo non è perfetto se si pianta un ramo poi cresce una pianta.

Riconosciuta anche la responsabilità comune ma differenziata e altre cose ancora, quindi si incentra su vari temi: mitigazione, pur senza obiettivi precisi a lungo termine, adattamento, foreste, finanziamenti, trasferimento tecnologico, “capacity building”, ed in particolare la costituzione di un “green climate found”, fondo climatico verde, alimentato da 100 miliardi di dollari dal 2020 da parte dei paesi industrializzati con modalità da definire. In poche parole, l’accordo apre la strada a una nuova fase di lavoro su temi cruciale.

Credo dunque che Cancun rappresenti un importante  passo avanti, un grande favore alle future generazioni come ha detto la brava presidente COP Patrizia Espinosa. Abbiamo salvato il pianeta? Lo giudicheranno le future generazioni e in parte noi stessi, e certo il pianeta non ha bisogno di essere salvato, dobbiamo semmai salvare noi. Il “pacchetto bilanciato di decisioni” è complesso e lungo, ed è opera del lavoro diplomatico di due bravissime donne, Patricia Espinosa presidente della COP e Chistine Figueras segretaria dell’UNFCCC, entrambi di paesi latino americani che a loro volta sono stati abili nel tessere le fila e ricucire lo strappo fra i paesi e fra ONU e società civile di Copenhagen. Certo, l’opposizione ostinata della Bolivia è stata diciamo così soppressa con una approvazione forse forzata, ai limiti del diritto Internazionale, ma forse è vero che consenso non significa né unanimità né diritto di veto di un solo paese e anche questo apre un precedente importante per il futuro, nel bene e nel male.

Ne parlerò ancora, ora faccio le valigie e, anche se ho avuto due giorni di tempo per godermi sole, mare e visitare rovine Maya l’Italia, gli amici, l’Appennino, ed anche il freddo e la neve, mi mancano. E poi, le tortille saranno buone ma preferisco le tigelle!