COP 16 Cancun: riflessioni a ruota libera


Prima di ripartire dall’ospitale Messico e dopo essermi concesso un paio di giorni “free” per visitare le spiagge di Isla Mujeres e le rovine Maya di Chichen Itza, voglio condividere brevemente le mie inpressioni su come sono andate le cose qui a Cancun. Una volta di più, vivere un evento è molto diverso che leggerlo sui giornali. Partecipare a una COP come observer, “osservatore” è una vera esperienza di vita che mette a contatto con il mondo intero, ma proprio tutto, con gente proveniente da paesi che nemmeno sappiamo dove siano sulla carta geografica ma sono qui coi loro problemi. I side event, eventi e seminari tecnici, scientifici e politici sono sempre interessanti e di alto livello, anche se quest’anno la logistica su due location, il Cancun Messe per side event ed esposizione e il Moon Palace resort per i negoziati, non facilitava seguire sia negoziati che side event. Scelta comunque per altri versi azzeccata che ha evitato i problemi di Copenhagen.

Fra i side event ho seguito per cominciare ho seguito “High Level Conference of Sir Nicholas Stern and Presentation of the Advances of the study: “Economic Growth and Low Carbon for the Mexican Economy” dove Nicholas Stern ha parlato del rischio anche economico dei cambiamenti climatici e sottolineato la necessità di una “rivoluzione verde” per fermarsi poi a chiaccherare e fotografarsi cordialmente con tutti. Persona molto gentile peraltro.

Fra gli altri che ho seguito “Bearers of future responsibility: engaging children and youth in building climate change resilience” organizzato da Save The Children e con la presenza di Yvo de Boer dove si è data voce ad alcuni piccoli ambasciatori UNICEF vittime di cambiamenti climatici: ragazze/i e bimbi di Honduras, Belize, Indonesia, Haiti ecc vittime loro stessi dei cambiamenti climatici come la ragazzina di Haiti di 17 anni che ha già subito nella sua vita 14 uragani. Altro ne scriverò, con calma, nelle prossime settimane.

E veniamo ai negoziati: in gran parte a porte chiuse agli osservatori ma con trasparenza la Presidente della COP Patricia Espinosa ha esposto lo stato delle trattative in incontri dove ci hanno “messo la faccia” e si sono esposti al fuoco di fila di domande il Presidente del Messico stesso ed altri ministri o presidenti di Stati, quasi sempre di PVS, paesi in via di sviluppo: Honduras, Palau, Granada, Etiopia, Unione Africana, lo stesso Nicholas Stern che hanno ribadito la necessità di coinvilgere società civile ed anche il mondo privato e annunciato l’obiettivo del “pacchetto bilanciato di decisioni”: poco presenti se non assenti invece i leader dei paesi industrializzati.

Si arriva così fra una bozza e l’altra (una con una opzione, poi cassata, sui 350 ppm di massima CO2 in atmosfera) di documento alla plenaria finale: il prolungamento di Kyoto era ormai chiaro che era compromesso ma si lavorava invece sodo sul LCA , l’azione a lungo termine e del resto da vari side event emergeva come non è tanto importante quando raggiungere il picco delle emissioni da qui al 2020 (che, per inciso, ci sarà lo stesso causa picco del petrolio) ma quanto in seguito diminuiranno le emissioni.

Compare anche un fantaclimatica bozza delle Bolivia dopo il vulcanico intervento di Evo Morales: taglio delle emissioni a zero assoluto da qui al 2040, limite massimo di riscaldamento 1°C e di 300 ppm di CO2, tribunale di giustizia climatica ed altre cose ancora: naturale che non passerà ma è il segnale di come poi la Bolivia ci farà fare le ore piccole. Del resto con un documento come quello della Bolivia forse non avrebbero neppure potuto alzarsi in volo gli aerei per il nostro ritorno, per ridurre così tanto le emissioni.

Ed infatti si sono fatte le ore piccole in plenaria e anche io le ho fatte, terminando di approvare i vari documenti alle 7 del mattino, e pensate che tanti sono stati li, anche molti giovani, non per una festa di Capodanno o per far baracca in discoteca ma per seguire e applaudire i lavori delle Nazioni Unite.

Cosa ne è uscito? Intanto, prima ancora dei documenti più importanti, uno secondario ma non meno importante su “ricerca e osservazioni climatiche” dove fra le altre cose l’UNFCCC riconosce l’importanza delle osservazioni storiche. Il documento principale del pacchetto del Cancun Accord sul lungo termine invece è un “Cancun adaptation framework”, dove nel preambolo nella visione condivisa dei cambiamenti climatici si riconosce da parte di tutti i paesi l’inequivocabilità del global warming, la necessità di stopparlo entro 2°C e di valutare lo stop a 1.5°C nonché l’inequivocabilità di innalzamento del livello del mare, acidificazione oceani, perdita biodiversità, desertificazione, ritiro ghiacciai ecc: insomma l’AR4 IPCC è stato fatto proprio e riconosciuto da tutti gli Stati, anche quelli produttori di petrolio che anzi in plenaria con il Kuwait hanno citato il loro Profeta dicendo che anche se l’accordo non è perfetto se si pianta un ramo poi cresce una pianta.

Riconosciuta anche la responsabilità comune ma differenziata e altre cose ancora, quindi si incentra su vari temi: mitigazione, pur senza obiettivi precisi a lungo termine, adattamento, foreste, finanziamenti, trasferimento tecnologico, “capacity building”, ed in particolare la costituzione di un “green climate found”, fondo climatico verde, alimentato da 100 miliardi di dollari dal 2020 da parte dei paesi industrializzati con modalità da definire. In poche parole, l’accordo apre la strada a una nuova fase di lavoro su temi cruciale.

Credo dunque che Cancun rappresenti un importante  passo avanti, un grande favore alle future generazioni come ha detto la brava presidente COP Patrizia Espinosa. Abbiamo salvato il pianeta? Lo giudicheranno le future generazioni e in parte noi stessi, e certo il pianeta non ha bisogno di essere salvato, dobbiamo semmai salvare noi. Il “pacchetto bilanciato di decisioni” è complesso e lungo, ed è opera del lavoro diplomatico di due bravissime donne, Patricia Espinosa presidente della COP e Chistine Figueras segretaria dell’UNFCCC, entrambi di paesi latino americani che a loro volta sono stati abili nel tessere le fila e ricucire lo strappo fra i paesi e fra ONU e società civile di Copenhagen. Certo, l’opposizione ostinata della Bolivia è stata diciamo così soppressa con una approvazione forse forzata, ai limiti del diritto Internazionale, ma forse è vero che consenso non significa né unanimità né diritto di veto di un solo paese e anche questo apre un precedente importante per il futuro, nel bene e nel male.

Ne parlerò ancora, ora faccio le valigie e, anche se ho avuto due giorni di tempo per godermi sole, mare e visitare rovine Maya l’Italia, gli amici, l’Appennino, ed anche il freddo e la neve, mi mancano. E poi, le tortille saranno buone ma preferisco le tigelle!

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4 thoughts on “COP 16 Cancun: riflessioni a ruota libera

  1. Sarò pessimista, ma a me (e quindi visto dall’esterno) dà l’impressione di un bellissimo ed utilissimo evento, ottimi e lodevoli propositi, ma alla fine dei conti sembra che i risultati siano poco concreti, a lunghissimo termine e senza certezza di reale applicazione. In pratica una cosa fatta DA e PER noi (o voi 😀 ).

  2. Pingback: Luca è tornato da Cancun « Transition Italia

  3. Pingback: Cancun COP16 « Ferrara verso la Transizione

  4. Pingback: Clima, Catastrofi e negoziati prima e dopo la COP 16 Cancun | luca lombroso

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