Alluvione bis di Natale

per il secondo anno consecutivo siamo alle prese con il rischio fiumi per Natale. L’estremizzazione del clima è sotto i nostri occhi. La neve non è sparita, la neve, per nostra fortuna, esiste ancora, ma per nostra sfortuna ci coglie più impreparati del passato per la fragilità della nostra società e ci crea ancor più problemi: come arriva repentina altrettanto in fretta se ne va, e questo, in questi termini e modi, non è normale. Precipitazioni eccezionali o straordinarie? No, ormai non più. Ha poco senso anche parlare di “allerta” o “allarme”: le previsioni ancora una volta sono state perfette, ma dato che gli allerta regionali sono ormai a 130, uno ogni 3 giorni, significa che c’è qualcosa che non va sia nel clima che nel sistema di prevenzione. Ad ogni evento, si allerta: perchè? Perchè gli eventi sono più intensi, ma perchè abbiamo bisogno ormai che qualcuno ci dica “attento, piove, prendi l’ombrello” e del resto guartali bene, gli allerta (http://www.protezionecivile.emilia-romagna.it/ultimiavvisi) : una pagina intera di indirizzi, qualche riga di previsione, non bastassero le provincie e i comuni il territorio è diviso in incomprensibili, per il pubblico, zone A, B, C, ecc, e una pagina di citazione di decreti e raccomandazioni per addetti ai lavori ma incomprensibili per il pubblico.

sono piogge abbondanti, un tempo poco frequenti ed ora la normalità come ormai è la normalità la repentina fusione della neve. E’ solo l’inizio di quanto ci aspetta in futuro: una vera e propria era delle tempeste con fenomeni anche a sorpresa a cui non siamo abituati. ecco comunque qualche dato: soli 15-20 mm nelle ultime 72 ore a Modena città, normalissime piogge, ma oltre 100 nel bacino del Secchia a cui si è sommata la fusione della neve. Consoliamoci anche con le previsioni: ancora un po’ di pioggia ma poi fra Natale e Santo Stefano ci salverà ancora una volta la neve, almeno fino alla prossima sciroccata, che per fortuna non è nelle previsioni, anzi si vede finalmente un anticiclone all’orizzonte di fine anno. Niente bianco Natale a Modena, ormai è quasi certo, che aspettiamo ancora dal 1963 ma forse bianco Santo Stefano: e guai a chi si lamenta del primo fiocchio, tutti a far pupazzi!

Le alluvioni, le piene dei fiumi Appenninici non sono una novità: la pianura padana del resto è anche una pianura alluvionale, il sedimento porta nutrimento ai campi. La novità sta nel fatto che le piene arrivano in pieno inverno e questo a quanto mi risulta era molto raro in passato. L’altra novità sta nel fatto che i fiumi nel loro cammino incontrano sempre più opere dell’uomo da distruggere o quanto meno danneggiare. I fiumi insomma non fanno altro che il loro mestiere: scorrere, portare l’acqua al mare e i materiali che poi vanno lentamente a formare le spiaggie di cui poi ci lamentiamo dell’erosione. E’ sicuramente necessario intervenire per migliorare le difese, insomma “adattarci” al clima che cambia, in quanto ormai è una realtà, ma è anche necessario mitigare l’effetto futuro dei cambiamenti climatici perchè altrimenti argini e dighe un giorno non basteranno più di nuovo. Non a caso il documento principale della COP 16 è il “Cancun adaptation framework”, accordo quadro sull’adattamento di Cancun. Tutti hanno riconosciuto, stavolta, l’urgenza e la presenza del global warming, anche i paesi produttori di petrolio, i quali stanno peraltro investendo in fonti rinnovabili. Vedo con piacere che anche l’Appennino inizia a investire sulle rinnovabili, ma non basta: occorre che tutti ci uniamo contro questo nemico comune, coinvolgere la società civile ma anche il settore privato come ha detto Nicholas Stern, autore del noto ononimo rapporto. Occorre una vera e propria nuova rivoluzione industriale, ma anche, aggiungo io, culturale. Non si esce dalla crisi costruendo nuove strade, nuove grandi opere, parcheggi, ma investendo sulla difesa del territorio e su un futuro sostenibile e di pace per tutti.in questo, lasciatemelo dire, un’opera inutile e dispendiosa come la Modena-Sassuolo è ancor più che uno scempio ambientale un’assurdità, uno spreco e un diversivo dai veri motivi della crisi, fra cui vi sono anche le esternalità ambientali coi loro costi (il facile guadagno del passato viene pagato dalla collettività, da altri popoli e da altre generazioni), scarsità di risorse e primi cenni del picco del petrolio, con conseguente aumento dei prezzi energetici: nessuno per esempio fa presente che il petrolio, base e motore della nostra “civiltà” industriale, dal 1999 a oggi è aumentato di oltre il 500%, altro che manovra economica e finanziaria!

L’ho usata lo scorso anno e riprendo questa frase che è in qualche modo da incorniciare:

se si vuole veramente la ripresa economica, se si vogliono determinare nuove possibilità di occupazione, se si vuole avere garanzia per l’aumento della produttività e quindi del reddito nazionale e il benessere delle popolazioni, le scelte da farsi in primo luogo sono quelle della difesa da così vaste ondate di piena dei fiumi e non la televisione a colori o le autostrade”

Domenico Pietri, Sindaco di Campogalliano,

nel 1972 dopo una grande piena del Secchia.

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One thought on “Alluvione bis di Natale

  1. Pingback: Clima, Catastrofi e negoziati prima e dopo la COP 16 Cancun | luca lombroso

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