Mai tanta pioggia (a Modena) dal 1901

dunque, ennesimo record, ennesimo evento estremo, ennesima anomalia di questo bizzaro, meteoclimaticamente e non solo, 2010. Per i dettagli, riporto qui sotto il comunicato stampa dell’Università di Modena e Reggio Emilia, nel preambolo però aggiungo alcune notizie e curiosità prese qua e là dalla rete sulle bizzarie che stiamo vivendo. Comincio dalla frase storica, riportata nel canale Twitter di John Cook di Skeptical Science:

Saying snow disproves global warming is like saying birds disprove gravity

affermare che la neve confuta il global warming è come dire che gli uccelli confutano la forza di gravità!

Poi, mentre l’Europa è nella morsa del gelo, Mosca vive un inconsueto gelicidio e disgelo a causa dell’aria calda: aeroporto nel caos e black out con i passeggeri infuriati, a riprova che quando il tempo dice davvero non possiamo pretendere di muoverci alla stessa velocità di quando le condizioni sono buone. C’è anche un video “pesissimo”, così l’ha definito un amico meteofilo, sul gelicidio di Mosca. chiaro che, come da tempo sostengo, lo squilibrio dei ghiacci artici che sono al minimo storico non può non avere conseguenze sulla circolazione generale atmosferica, lascio lavorare su questo gli addetti ai lavori, e infatti qualcosa inizia a emergere.

Sarà sempre così? non credo, prima o poi, per opposto, ci troveremo inaspettatamente inverni caldi o eventi a sorpresa, ma non dimentichiamoci mai la differenza fra tempo e clima.

Ora, comunque, ecco il comunicato stampa di Unimore con i preziosi dati dell’osservatorio:

COMUNICATO STAMPA

Modena registra il 2010 come l’anno più piovoso dal 1901. Secondo i dati dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, sono caduti 921 mm di acqua ed  i giorni piovosi sono stati 129, oltre un giorno su tre. Il tempo negli ultimi giorni del 2010 rimarrà stabile, con temperature basse, minime fra -2 e -5°C e massime sui +3, +5° C, ma sostanzialmente in linea o poco sotto le medie stagionali e non dovrebbero, nelle nostre zone, verificarsi altre precipitazioni.

Mancano ancora alcuni giorni al termine del 2010 ma già, grazie alla lunga serie meteo-climatica ed alla continuità delle misure dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia,  i meteorologi modenesi definiscono il 2010, per la città della Ghirlandina, l’anno più piovoso dal 1901.

Si vanno così ad arricchire le statistiche degli “eventi estremi a ripetizione”, così li definisce il metereologo Luca Lombroso dell’Osservatorio Geofisico Universitario, che si verificano in questo periodo caratterizzato da evidenti cambiamenti climatici.

Il 2010, infatti, risulta, per Modena, l’anno più piovoso dal 1901: dall’inizio dell’anno il pluviometro, posto presso il torrione di Palazzo Ducale, in funzione ininterrotta, naturalmente con i dovuti aggiornamenti tecnologici, dal 1830, ha raccolto la bellezza di 921 mm di pioggia (o neve fusa), oltre 300 mm sopra al riferimento climatico del 1971-2000 che è di 617.2 mm e superando anche alcuni anni piovosi recenti come il 2005 (882.5 mm) e il 2000 (916.7), nonché i 911.1 mm del 1972. Per trovare un anno più piovoso bisogna risalire appunto al 1901 quando le precipitazioni totali assommarono a 1017.2 mm. Per i curiosi delle statistiche, l’anno modenese più piovoso fu il 1839 con 1153.3 mm mentre nel complesso sono solo 9 gli anni più piovosi del 2010, tutti, ad eccezione del 1901, avvenuti nel XIX secolo. Peraltro, notevole anche il numero di giorni piovosi misurabili, 129, oltre un giorno su tre del 2010, nel 2000 furono più di 137.

Mancano alcuni giorni a fine anno e può venire il dubbio che questo dato possa essere ritoccato: le previsioni però indicano, finalmente, tempo stabile negli ultimi giorni del 2010, con temperature basse, minime fra -2 e -5°C e massime sui +3, +5° C, ma sostanzialmente in linea o poco sotto le medie stagionali e non dovrebbero, nelle nostre zone, verificarsi altre precipitazioni. Al più, dovremo fare i conti con la nebbia che, nel caso, risulterà di tipo brinoso e porterà al deposito di galaverna, mentre, qualche velatura a parte, per la gioia degli sciatori splenderà il sole in montagna.

Come commentare questo evento estremo? – afferma Luca Lombroso dell’ dell’Osservatorio Geofisico del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – Sono ormai venti anni che, personalmente e in osservatorio, parliamo, annunciamo e commentiamo <eventi estremi>: a questo punto, è ovvio, non possiamo parlare più di eventi straordinari, eccezionali e forse neanche anomali. Stiamo vivendo una vera e propria accelerazione dei cambiamenti climatici che ci espone sempre di più a questi fenomeni e a vere e proprie sorprese a seguito dello squilibrio indotto da mari caldi, mancanza di ghiaccio polare, deforestazione, ed ovviamente riscaldamento globale, incluse, forse e per assurdo, le ondate di freddo, ma non mi addentro in questo campo che lascio agli addetti ai lavori.

Di recente, Luca Lombroso, ha partecipato alla 16° conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, a Cancun nel corso della quale è stato trovato un importante accordo, anche se con scarsi obblighi vincolanti, sui temi di mitigazione, adattamento, finanziamenti e trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo.

I risultati sono andati oltre le attese, – conclude Luca Lombroso –  tutti gli Stati hanno riconosciuto, incluso i produttori di petrolio, l’inequivocabilità del global warming e la sua causa umana, nonché la necessità di forti riduzioni delle emissioni di gas serra. E’ stata riconosciuta anche l’importanza della ricerca e delle osservazioni climatiche, incluso il valore scientifico delle lunghe serie storiche meteo climatiche, incitando al loro recupero ed alla loro valorizzazione. Spero, ovviamente, che ciò sia di buon auspicio e sia colto dalla nostra città anche per quanto riguarda l’Osservatorio Geofisico della nostra Università”.

Modena, 27 dicembre 2010

L’ufficio stampa

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