Clima, Catastrofi e negoziati prima e dopo la COP 16 Cancun

Cancun è passata e molti se ne sono dimenticati, se ne è parlato poco o niente e poi è caduta, appunto, nel dimenticatoio. Cancun però è stato un passo importante, piccolo per il clima e grande per i negoziati e a ormai due mesi dalla Conferenza di Cancun sui Cambiamenti Climatici, la COP 16, è venuto il momento, a mente fredda, di tirare un meglio le somme di quel che è successo e raccontare la mia “versione dei fatti” in vista della mia “tournè primavera 2011” conferenziara, che inizia, quando in verità, sul calendario, è ancora inverno. Cominciamo dunque da qui per fare il punto con un ripasso della “cartella clinica del pianeta Terra” e dei “quattro passi nel clima”:

  • L’Effetto serra è un fenomeno naturale, ma le emissioni da combustibili fossili e deforestazione lo accentuano, con il conseguente global warming inequivocabile
  • I cambiamenti climatici sono sempre avvenuti nella lunga storia della Terra, ma a fenomeni astronomici e geologici si sono aggiunte, e sono nettamente predominanti, le cause umane.
  • L’impatto dei cambiamenti climatici è già evidente e sarà ancor più devastante in futuro.

vediamo brevemente gli aggiornamenti della “cartella clinica” nel corso di questo bizzarro inverno:

Penso che i fatti parlino da se e più che di clima, dove comunque sarò pronto ad approfondire, dobbiamo parlare del da farsi. Le buone pratiche ambientali sono sicuramente un buon punto di partenza, ma da sole non bastano, a volte rasentano il ridicolo (vedi il “metti il coperchio sulla pentola quando fai la pastasciutta”) e altre sono devastate da scelte obbligati come rottamazioni o passaggio obbligato al digitale terrestre, che, per inciso, ha visto in alcune TV dire “lasciate sempre in stand by la TV per semplificarvi la vita” distruggendo in un minuto il lavoro di noi poveri divulgatori e sbattendo nel cestino pacchi di deplians delle Amministrazioni comunali.

Le azioni dal basso sono un punto di partenza e non di arrivo: servono, ma da sole non bastano: con quelle, al più, si poteva rispettare facilmente Kyoto, cosa che l’Italia non sarebbe stata capace e che ho dubbi che, senza la crisi, anche l’Europa poteva centrare.

Servono dunque scelte politiche a volte difficili, a volte coraggiose, per le quali però serve consenso e consapevolezza della popolazione.

I grandi vertici, al proposito, non sono inutili ma sono anzi indispensabili: sono la “assemblea di condominio del Pianeta Terra”, dove 194 inquilini discutono su cosa fare e come ripartire le spese su un problema comune: il pianeta ha il termostato e l’impianto di climatizzazione fuori controllo. Come se non bastasse, la scorta di combustibile per farlo funzionare segna rosso, va verso la riserva: è il “picco del petrolio”.

L’ultima “assemblea di Condominio del Pianeta Terra” si è svolta a Cancun, in Messico, paese che rischia di essere la prossima vittima di rivolte, per la grave situazione sociale che si ritrova e la fase post-picco petrolio che lo vede sulla rotta di passare da esportatore a importatore di petrolio, come l’egitto.

Ma “speedy gonzales batte gatto silvestro”: ovvero, la diplomazione e l’astuzione dei PVS, Paesi in Via di Sviluppo, Messico insieme a Costa Rica, Ecuador, piccole isole, ecc, ha letteralmente battuto il vecchio mondo: l’organizzazione il successo di Cancun e del Messico, insomma, battono 5-0 l’organizzazione di Copenhagen e della Danimarca e la diplomazia Europea.

Se a Copenhagen lo slogan era “Hopenhagen”, a Cancun lo slogan dilagante, fatto proprio anche da una delegata del Kuwait intervenuta in Plenaria conclusiva, era “Yes, Cancun Can”, si, Cancun può. E Cancun in effetti ha potuto fare qualcosa, anche se, di sicuro, non abbiamo qui “salvato la Terra” anche perchè non ne ha bisogno: dobbiamo salvare noi.

E su questo, ecco uno sguardo a due importanti “side Events” di Cancun: in particolare mi sono rimasti impressi la presentazione, presso lo stand del Messico per la presentazione dello studio Lord Nicholas Stern, autore della “Stern review on climate change” crescita economica a basso tenore di carbonio per l’economia messicana alla presenza di Lord Nicholas Stern, autore della “Stern review on climate change” dove per la prima volta si è valutato attentamente il rapporto costi/benefici dei cambiamenti climatici. Stern fra le altre cose ribadisce le sue affermazioni più note riguardo il costo del non agire sui cambiamenti climatici, dal 5 al 20% del PIL e i costi dell’azione, di circa l’1% del PIL.

Il Messico negli ultimi anni è stato colpito da 22 uragani, e ha subito molte vittime per eventi connessi direttamente o indirettamente ai cambiamenti climatici. Ed il Messico crede nella lotta ai cambiamenti climatici tanto da adottare un piano di riduzione volontaria ed unilaterale delle emissioni. Stern ribadisce i limiti di riscaldamento e di CO2, rispettivamente 2°C e 450 ppm di CO2 equivalente (ma per alcuni scienziati la soglia è più bassa e prudenziale, 350 ppm), e calca la mano sul fatto che occorrono forti investimenti sulla creatività e i governi giocano un ruolo cruciale con le scelte politico-economiche sempre controverse fra carbon tax e quote di emissione (cap and trade) e soprattutto, come si parlerà poi in altre occasioni, sui sussidi ai combustibili fossili. Su questi temi, il mercato fallisce e non è idoneo e occorrono appunto scelte politiche coraggiose.

Stern sottolinea che il cambiamento climatico colpisce tutti ed è intergenerazionale, ma va oltre il periodo del mandato dei politici; poi, che Occorre abolire sussidi a combustibili fossili, e le rinnovabili non si sviluppano perché è più economico depredare i combustibili fossili e le risorse ai paesi poveri. Per partire, le rinnovabili hanno bisogno si di sussidi ma serve anche tessere una rete sociale e relazionale. L’obiettivo, per il 2050, sarà scendere a una media di 2 tonnellate di CO2 procapite: oggi siamo sulle 5, ma l’Italia è a 10 t/procapite e alcuni paesi anche a 50/60 se non di più. Sarà molto molto ardua credo.

Molto poi si è parlato di economia e di soldi: tutto ruota li attorno nel nostro mondo. Ma non dimentichiamoci che a soffrire dei cambiamenti climatici sono sempre le categorie più deboli oltre a quelle più povere.


Infatti, chi paga maggiormente le conseguenze sono le categorie più deboli, fra cui donne e bambini. A Cancun si è parlato molto di questo, in svariati incontri pubblici, ed in particolare vi è stato dedicato un “side event” della famosa ONG “Save The Children” dal titolo “Right to a Future: Climate change negotiations must be accountable to children” ovvero: “Diritto ad un futuro: i negoziati sul cambiamento climatico devono essere responsabili per i bambini”.

Nel side event tenutosi il 7 dicembre durante la COP 16 di Cancun è stata data voce ai bambini stessi. Toccanti interventi di piccoli “ambasciatori del clima” UNICEF provenienti da Belize, Haiti, Indonesia, Messico, che hanno raccontato la loro esperienza, i loro problemi, che hanno chiesto di essere inclusi nella decisione sui cambiamenti climatici. Che hanno bacchettato le dita, come la ragazzina di Haiti, ai funzionari ONU che vanno a portargli aiuti ma poi se ne stanno al comodo di alberghi di lusso. Hanno chiesto che la voce dei bambini sia ascoltata dagli adulti e di dar spazio alle future generazione. Il bimbo del Belize ha raccontato come vive in una nazione flagellata da uragani e inondazioni, la ragazzina dell’Indonesia come vive il rischio di innalzamento del mare e quella di Haiti che in 17 anni di vita ha già sperimentato sulla propria pelle il passaggio di 14 uragani. Sempre la ragazzina di Haiti ha chiesto a Ivo De Boer, ex segretario UNFCCC, come si può consumare tanta carta e tenere tanta aria condizionata in una conferenza sul clima.

Quali sono i problemi di cambiamenti climatici e bambini e ragazzi? I soliti, ma che naturalmente hanno impatti maggiori sull’infanzia. Aumento di disastri ed eventi estremi come siccià, alluvioni, incendi forestali ecc, cambiamenti nella produzione agricola, declino della pescosità del mare, impatti su cibo, sicurezza alimentare e idrica, ondate migratorie conseguenti questi ed altri eventi estremi e l’innalzamento del mare. Nel futuro sulle 300000 vittime annue dei cambiamenti climatici stimate dal Global Humanitarian found l’85% potrebbero essere bambini.

Cosa fare dunque per cambiamenti climatici e bambini? Tenere conto dei bambini nei negoziati, puntare su formazione e consapevolezza, ma soprattutto urge prevenire le catastrofi dovute ai cambiamenti climatici con un forte accordo politicamente vincolante di riduzione delle emissioni: il 2050 sembra distante a politici e negoziatori, ma per i bambini rappresenta il loro futuro.

Negoziati: far mattina per il Pianeta Terra

La Presidenza Messicana, sia della COP nella persona di Patricia Espinosa che del presidente stesso Felipe Calderon, hanno puntato molto su trasparenza e comunicazione e sul ricucire il contatto con la società civile ed anche sul coinvolgere mondo del privato, delle imprese e sindacati. Così ci convocano più volte in incontri detti “Stocktaking”, “inventario”, per aggiornare i delegati alla presenza di personalità, spesso proveniente da paesi in via di sviluppo, piccole isole, america latina e con scarsa presenza di politici europei e ancor meno di USA, Cina e India: segno del nuovo mondo che cambia forse ma segno soprattutto che sono loro, i PVS, che stanno prendendo in mano le redini della diplomazia e puntano non tanto in alto ma a un “pacchetto bilanciato di decisioni”. In questi incontri si è calcato la mano su alcuni punti come

  • importanza e ruolo della formazione dell’aumento della consapevolezza
  • importanza dell’adattamento (ma non come alternativo alla mitigazione),
  • ricucire il rapporto con la società civile
  • dare massima trasparenza ai negoziati,
  • coinvolgere il settore privato e la società civile nelle decisioni e azioni sui cambiamenti climatici, in quanto riguardano tutti, anche le imprese

in questo cito una frase presa dal gruppo facebook ufficiale della COP 16:

I Governi, le industrie e le imprese di tutto il mondo devono capire che non solo è possibile e urgente affrontare con successo il problema del cambiamento climatico e quel che significa per l’umanità, ma anche può essere ottenuto combinando la crescita delle loro economie e riduzione dei livelli di povertà nelle loro società

Presidente Felipe Calderón durante la COP16

Questo dunque è il clima che conduce alla Plenaria conclusiva, dove ho assistito a scene da tifoseria sportiva, o se preferite da fans in delirio ad un concerto pop all’ingresso della Presidente della COP, Patricia Espinosa, accolta da vere e proprie ovazioni con un lunghissimo applauso a più riprese, quando è arrivata, con il documento finale in mano, di fronte agli Ambasciatori alle Nazionali Unite, i negoziatori del clima, le delegazioni nazionali, gli osservatori dietro i posti a loro riservati e i giornalisti. Un documento approvato dopo una lunga e accesa discussione che ha visto contrapposti e concordi 193 paesi, quasi tutto il mondo, con la ferma opposizione dell Bolivia, secondo la quale le riduzioni dei gas serra nell’accordo sono solo buone parole, non impegni vincolanti, e così facendo il pianeta si riscalderebbe ben oltre i 2°C con conseguenze catastrofiche specie su paesi come il loro. Sull’onda di questo acceso dibattito, abbiamo fatto mattina per il Pianeta Terra, quasi fosse un veglione di Capodanno, alcuni interventi mi sono rimasti impressi, uno in particolare, l’intervento in arabo e Chador della delegata del Kuwait, che dice che il loro paese è si produttore di petrolio ma il loro profeta dice che se pianti un ramo nasce una pianta.

Cancun Accord: Yes Cancun can!

Come preannunciato a vari incontri, il risultato è stato il cosidetto “pacchetto bilanciato di decisioni condivise”, un successo della diplomazia dei paesi in via di sviluppo e delle donne di quei paesi, che hanno “governato” la conferenza e messo in riga i paesi industrializzati. Rimandato, di fatto, il prolungamento di Kyoto, la COP ha sfornato ben una ventina di documenti su vari temi, di cui il principale è il documento sull’LCA, la Long Term Cooperation Action, che contiene, prima di tutto, la “shared vision of Long Term Cooperative action” riconosce una serie di punti di principio ma di grande importanza fra cui

  • L’adattamento per cominciare ha la stessa priorità della mitigazione.
  • Tutti i paesi riconoscono pienamente l’inequivocabilità del global warming e che la causa di esso è molto probabilmente umana:
  • si fissa in 2°C la soglia pericolosa di riscaldamento del globo, rispetto l’era preindustriale, e si parla di valutare una soglia più prudente di 1.5°C.
  • Generici, per ora, gli obiettivi di riduzione delle emissioni: il picco delle emissioni deve essere il prima possibile e che sono necessari “sostanziali riduzioni delle emissioni entro il 2050”.

Non è di poco conto il fatto che si parla di

spostare la società verso un nuovo paradigma a basso tenore di carbonio e che per questo occorre coinvolgere tutti i portatori di interesse, nazionali, regionali e locali, i governi nazionali, subnazionali, regionali e locali, il settore privato e la società civile, i giovani e i disabili, le donne, le popolazioni indigene, tutti “stakholder” importanti se non fondamentali nella lotta ai cambiamenti climatici.

Nel lungo documento, l’altra parte importante è quella degli aiuti finanziari, che saranno stanziati raccogliendo, come di preciso non si sa, 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020 che andranno a costituire il “green climate found”, il fondo verde per il clima verde, di cui però mancano i dettagli operativi e soprattutto i impegni numerici precisi. Tutto lavoro, questo, per le prossime COP. In teoria intanto, ma anche qua senza dettagli, già da qui al 2012 i paesi industrializzati dovrebbero stanziare 30 miliardi di dollari. Il punto più discutibile, contestato dalla Bolivia, è che il fondo sarà dato in gestione alla Banca Mondiale, spesso accusata di aver fatto politiche distubili o anche messo sul lastrico i PVS.

Nel documento poi si parla di foreste e del “REDD +”, ovvero reducing emissions from deforestation and degradation, di trasferimento tecnologico, di ispezioni, e di tante altre cose: molte di queste però, rimandate alle discussioni e decisioni della COP 17 a Durban in Sudafrica o anche dopo. Qualcuno dice che la termodinamica non aspetta i negoziati, in parte è vero, perciò…

Abbiamo salvato il mondo e perso tempo?

No, la risposta è no per entrambe le domande. Non abbiamo salvato il mondo, sia perchè l’accordo non è sufficiente sia perchè il mondo non ha bisogno di essere salvato, bensì dobbiamo salvare noi stessi, ma nemmeno abbiamo perso tempo o, peggio, queste conferenze hanno fatto il loro tempo. Il cambiamento vero, ritengo, se ci sarà verrà dalla gente o quanto meno dalla consapevolezza e solo se la gente vuole questo cambiamento, ma deve essere anche un cambiamento giudato: sono necessari infatti cambiamenti epocali in molti campi: nei consumi, nelle tecnologie, nelle abitudini quotidiane, nei trasporti e nel sistema fiscale, cambiamenti che per forza devono essere guidati dai Governi.

Perchè ci vuole tanto tempo e perchè non si arriva ad un accordo in fretta? Provate a pensare a un condominio e alle liti in assemblea: ebbene, siamo in un un condominio di quasi 7 miliardi di inquilini: si chiama Pianeta Terra. Uscire dall’era dei combustibili fossili per il bene dell’impianto di climatizzazione del “condominio Terra” e trasformarlo in un condominio “low carbon”: sull’obiettivo siamo tutti d’accordo, e non è cosa da poco, stiamo però litigando sul come farlo e sulla ripartizione delle spese, ma l’impianto di climatizzazione è guasto: l’appartamento Australia si è inondato, la ghiacciaia polare ha perso ghiaccio, la dispensa risente del caldo straordinario in Russia e ha causato problemi agli inquilini egiziani, tunisini e algerini, e forse sono solo i primi.

E nell’”appartamento Italia”, come va? Ai negoziati la voce del nostro paese è stata debole se non assente o addirittura di freno, Kyoto lo rispetteremo, a fatica, solo grazie a crisi e del costoso acquisto di crediti di carbonio, le industrie nostrane, a differenza di quelle tedesche, frenano e non credono nelle opportunità della riduzione delle emissioni. In compenso da un lato alcune amministrazioni si danno da fare con iniziative come i comuni Virtuosi, il Patto dei Sindaci, vedi l‘iniziativa del Comune di Soliera,  ed altre mentre imporanti spinte ed iniziative vengono dal basso, per esempio dai movimenti della transizione e della decrescita.

Appuntamento quindi alla prossima assemblea di condominio, la 17° Conferenza delle Parti di Durban, in Sudafrica.

Ringraziamenti: si ringrazia la Fondazione Lombardia Per l’Ambiente, la Vicepresidente Ing. Marcela Mc Lean e la contact point UNFCCC dott.ssa Mita Lapi per l’accredito nella delegazione alla 16° Conferenza delle Parti sui Cambiamenti Climatici di Cancun.

Altri articoli, video e approfondimenti su Cancun e dintorni:

COP 16 Cancun: riflessioni a ruota libera: https://lucalombroso.wordpress.com/2010/12/13/cop-16-cancun-riflessioni-a-ruota-libera/

Cop 16 miscellanea: https://lucalombroso.wordpress.com/2011/01/06/cop-16-miscellanea/

Proposta di una carta di azioni per il clima “Modena 2030”: https://lucalombroso.wordpress.com/2010/11/12/proposta-di-una-carta-dazioni-per-il-clima-modena-2030/

video di Luca Lombroso

http://www.youtube.com/watch?v=aBXW5npQ3c0

http://www.youtube.com/watch?v=DXwffX7C94U

http://www.youtube.com/watch?v=LRfP1YM1VHA

post nel blog climalteranti

Il passo avanti di Cancun: http://www.climalteranti.it/2010/12/17/il-passo-avanti-di-cancun/

La svolta di Cancùn sulla mitigazione: http://www.climalteranti.it/2010/12/30/la-svolta-di-cancun-sulla-mitigazione/

articoli vari

Vertice di Cancun, la Bolivia non firma

http://www.ilcambiamento.it/vertici_internazionali/vertice_cancun_bolivia_non_firma.html

Cancun, rush finale per trovare un compromesso al summit sul clima (l’Unità): http://www.danielepernigotti.com/www.danielepernigotti.com/Articoli/Voci/2010/12/11_Clima%2C_lItalia_maglia_nera_freno_alla_politica_della_Ue_%28lUnita%29_2.html

Clima, il Giappone apre la guerra al patto di Kyoto (l’Unità): http://www.danielepernigotti.com/www.danielepernigotti.com/Articoli/Voci/2010/12/5_Effetto_serra%2C_lItalia_maglia_nera_Rischio_clima_piu_caldo_e_secco_%28lUnita%29_2.html

Cancun in chiaro scuro. Ai negoziati sul clima fa bene un’America “debole”?

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=8070

Cancun: ecco il comunicato finale dell’Unfccc

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=8064

A Cancun trovato l’accordo un capolavoro di diplomazia: http://www.repubblica.it/ambiente/2010/12/11/news/cancun_11_dicembre-10063677/?ref=HRER2-1

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