Dopo Varsavia: Lima e l’accordo sono lontani ma Parigi val bene una COP

Si é conclusa con scarni accordi, generici e prevalentemente di intenti la COP 19 di Varsavia, 19a Conferenza Delle Parti sui Cambiamenti Climatici delle nazioni unite.
Degli aspetti tecnici e sui dettagli dei vari documenti approvati ne parleranno i siti e blog amici http://www.climalteranti.it e http://www.italiaclima.org e vi rilancerò i vari post di approfondimento. Altrettanto, preparerò post con ulteriori riflessioni sui miei vari blog,nin articoli vari nonché per la newsletter della Fondazione Lombardia per l’ambiente che mi ha nuovamente ospitato in delegazione e a cui vanno i miei ringraziamenti,
Ora, dopo l’ennesima, terza consecutiva, lunga notte di negoziati conclusi, in tema calcistico visto che eravamo in uno stadio, dopo tempi supplementari e calci di rigore voglio solo lanciare qualche riflessione “a caldo”.
Ieri, vista l’aria che tirava infatti sono uscito presto e delito dal mastodontico stadio di Varsavia. La COP si era infatti fin li rilevata deludente, e mi sono chiesto:
cosa sono venuto a fare a Varsavia?
Sono venuto in Polonia soprattutto nella speranza di una “sorpresa”, un nuovo “PATTO DI VARSAVIA” per il clima. Vero, le attese erano solo della preparazione del percorso per arrivare all’accordo di Parigi nel 2015 per ridurre le emissioni dopo il 2020. Nel frattempo però i cambiamenti climatici non attenderebbero i tempi della diplomazia e le speranze di restare sotto i fatidici due gradi di soglia di pericolo per il globalwarming. Così, speravo in un “risveglio”, magari dietro l’emozione del tifone delle Filippine o, perché no, dell’alluvione in Sardegna.
Ma così non é stato e si capiva fin da subito, con lo sciopero della fame del delagato delle Filippine Yab Sano, poi le azioni di protesta delle ONG ambientaliste, prima uscite in massa dalla COP quindi insegnando proteste dentro lo stadio di Varsavia, sulle gradinate che circondano i tendoni con le plenarie.
Per un po, confesso, mi sono chiesto se vale la pena continuare a fare conferenze, scrivere libri, intervenire in radio e TV. Poi, ovvio, ha prevalso il senso di responsabilità: bisogna continuare a lottare per un mondo migliore, come ha detto la ministra di Cuba nella sezione ad alto livello.
oggi, ho realizzato che ho fatto bene a venire ed anche, ieri, a “staccare la spina”, uscendo, riposando e facendo una bella passeggiata in centro. Del resto la COP é sempre una bella esperienza ed occasione di contatti, scambi, amicizie, idee e progetti con persone di paesi anche quasi sconosciuti, da vero esame di geografia. Ho avuto occasione di incontrare persone di Uruguay, burkina faso, Nepal, Malawi, repubblica dominicana, e addirittura delle isolette caraibiche di Saint Kitt e Nevis. Piacevole anche l’incontro con il Ministro dell’ambiente italiano Andrea Orlando, che ha ricevuto i molti italiani di varie ONG presenti.
oggi, dicevo, riprese le plenarie in mattinata dopo una notte insonne degli amici Federico, Federico e Veronica, e altri che mi informavano dallo stadio via whatsapp, ho deciso di tornare allo stadio per i lavori conclusivi.
La buona notizia per cui ho deciso di tornare allo stadio era che, al di la degli scarni accordi, il nostro giovane Federico brocchieri ha messo a segno un doppio goal, facendo inserire nel documento della ADP (ad hoc Durban platform) un articolo sull’equita intergenerazionale e addirittura venendo inserito per un intervento nella relativa plenaria, quest’ultimo poi saltato per questione di tempi tecnici.
Le ultime fasi della plenaria sono state, come a Cancun 2010 e Durban 2011, concitate, con negoziati in mezzo alla sala della plenaria e con interventi critici verso l’irresponsabilita dei paesi industrializzati da parte di alcuni paesi, in particolare Venezuela, Bolivia ed Ecuador. Anche G77″ Cina e altri paesi hanno contestato la mancanza di responsabilità dei paesi occidentali, così mi é venuta la “frase storica” che tanto successo ha avuto in Twitter:
mettersi d’accordo sulla responsabilità storica delle emissioni é come scoprire chi ha mollato in ascensore.

Infine, i vari documenti sul “loss&damage, REDD, i controversi meccanismi flessibili di kyoto e il percordo della ADP verso Parigi sono stati approvati fra baci, abbracci e applausi. Non che ci sia molto da applaudire, ma quanto meno non vi è stata la rottura. Si va così alla COP 20 a Lima per preparare l’accordo alla COP 21 di Parigi dove si dovrebbero stabilire le riduzioni vincolanti da attuare dal 2020. Ci si riuscirà e soprattutto saremo a tempo per evitare che il clima vada fuori controllo?
La strada é in salita, le catastrofi non attendono e accordarsi in una gigantesca “assemblea di condominio del pianeta terra” non è facile.
Ma bisogna continuare: i pur importanti comportamenti individuali non bastano e non possiamo permetterci di attendere una catastrofe per svegliarci. non credo che andrò a Lima, troppo lontana e costoso, a chi dice che alle COP ci sono solo funzionari strapagati ricordo che molti giovani erano qui a proprie spese e che nel mio semplice ed economico hotel c’era l’ambasciatore di costa rica e un capo di stato.

Lima é lontana ma al 2015 non manca molto (sperando le catastrofi attendano) e Parigi.. Val bene una COP!

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